Pernice bianca delle AlpiLa pernice bianca delle Alpi, il cui nome scientifico è Lagopus Muta, è un uccello di medie dimensioni, presentando una lunghezza media di circa 35 cm ed un peso di 400g., con un’apertura alare di circa 60 cm. E’ un galliforme così come il fagiano, al quale assomiglia nell’aspetto generale; una delle sue caratteristiche più note è però l’abilità nel cambiare il colore del proprio piumaggio a seconda della stagione, per mimetizzarsi nell’ambiente circostante. In inverno, da novembre a marzo circa, la pernice adotta un piumaggio quasi completamente bianco (fanno eccezione solo alcune penne nere sulla coda); in primavera la livrea rimane bianca solo sulle ali e sulla parte inferiore del corpo, mentre il resto del piumaggio assume una colorazione grigio-marrone, più chiara nelle femmine. In estate, infine, la pernice diventa completamente bruno-grigia, per tornare poi gradualmente ad assumere la livrea invernale. Il maschio presenta un evidente striscia rossa al sopra agli occhi, che invece è assente o poco sviluppata nella femmina. Anche il becco, corto e robusto, passa dal color marrone dell’estate e quello nero dell’inverno. Altra caratteristica peculiare della pernice è la presenza di piume sulle zampe, che la mette in condizione di camminare sulla neve esattamente come noi utilizziamo le racchette da neve.
La pernice bianca delle Alpi è diffusa per l’appunto nelle zone Alpine del nostro Paese, ma la stessa specie è in realtà ampiamente diffusa nelle zone montane e nelle tundre Europee e Nord-Americane; a differenza delle “cugine” della tundra, che si sono evolute in modo sostanzialmente omogeneo, le pernici che vivono in zone montane, più isolate, si sono evolute in diverse sottospecie, delle quali al momento ne sono note una trentina. In Italia la pernice è diffusa nelle zone superiori ai limiti della vegetazione, oltre i 2000 metri di altitudine. La sua dieta comprende numerose specie di arbusti montani, di cui prediligi fiori e frutti; in particolare si nutre di mirtilli, uva selvatica e rododendro, ma gli esemplari più giovani non disdegnano insetti ed altri piccoli invertebrati. Data la scarsità di cibo nel suo habitat naturale, la pernice passa la maggior parte del suo tempo a nutrirsi al suolo, privilegiando brevi spostamenti in volo per raggiungere rocce ed arbusti non troppo alti. In estate ed in autunno tende a vivere in stormi mentre in primavera, verso la fine di maggio, si formano le coppie riproduttive ed i maschi si spartiscono il territorio in aree più piccole, che difendono contro gli intrusi. Le pernici sono tendenzialmente monogame nel corso della singola stagione; il maschio e la femmina si dividono quindi i compiti: lui provvede a difendere la femmina e la covata, mentre lei si occupa di deporre tra le 6 e le 8 uova, di covarle per una ventina di giorni e poi di crescere i pulcini, che diventano adulti nel giro di pochi mesi. Le nidiate delle pernici sono particolarmente efficaci, con buone percentuali di sopravvivenza dei nuovi nati, probabilmente grazie alle capacità mimetiche della madre che è in grado di rimanere del tutto immobile durante la cova e di mimetizzarsi al meglio per ingannare i predatori più diffusi: volpi, ermellini e rapaci. Ciononostante, oggi nel nostro Paese la pernice bianca delle Alpi è una specie a rischio; tra i fattori che la minacciano ci sono il disboscamento e la caccia, ma soprattutto le variazioni climatiche e l’impatto delle attività dell’uomo, che rendono sempre più instabile il suo habitat di vita causando l’aumentare delle temperature ed il ritiro dei ghiacciai. Tra le sottospecie più a rischio c’è l’elvetica (“Lagopus Mutus Helveticus”). Per questo motivo il WWF si mobilita già da qualche anno per cercare di limitare la caccia a questa specie e favorire così il ripopolamento; la pernice è anche stata inserita nell’elenco delle specie studiate dal progetto Ace-Sap (Ecosistemi alpini e cambiamento ambientale).

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