HimalayanoIl gatto Himalayano è una varietà di persiano, però con le caratteristiche e i “colori” del gatto siamese. Di quest’ultimo la leggenda dice che le parti “fredde” del gatto, ossia le sue estremità, come la coda, le orecchie, le zampine, il nasino sono più scuri, focati, appunto perché più “freddi”, perché maggiormente esposti alle intemperie. Sappiamo infatti che il mantello del siamese è color caffellatte chiaro con le “punte” di cioccolata…Ebbene l’Himalayano, selezionato da un allevatore svedese nel 1920, ma perfezionato da allevatori americani, secondo altri invece creato in Gran Bretagna nel 1935, che è la patria del gatto persiano, ha i colori del siamese, ma il pelo del persiano. Come è avvenuta la selezione? Appunto incrociando siamesi e persiani, poi ibridi fra loro, fino a fissarne i geni recessivi, che erano proprio le punte colorate più scure.
I gattini nati da questi primi incroci nascevano prevalentemente neri o marrone scuro, di colore solido, solo alcuni , rari, nascevano crema con punte cioccolato. In effetti le prime volte gli allevatori rimasero scoraggiati e delusi. Stupendi erano però i pochi gattini chiari con punte focate e così gli sforzi genetici continuarono, nonostante le difficoltà nel mantenere le loro caratteristiche. Il pelo di questi primi micini Himalayani risultava lunghissimo, anche più lungo dei persiani tradizionali, gli occhi sempre azzurri/blu/lilla come quelli magnetici dei siamesi; Il carattere, incrociato con quello “pacioccone” e dormiglione del persiano, con l’altro vivacissimo e ribelle del siamese, è risultato dolce, affettuoso, ma più giocherellone del persiano tradizionale ( che è un vero “soprammobile” dormiente, per la maggior parte del tempo!). Ciò rende più gradito in famiglia l’Himalayano, in quanto maggiormente attivo e ricettivo, senza mai esagerare in vivacità, come accade per il siamese, che a volte può risultare esasperante.
C’è da dire, per correttezza di informazione, che secondo alcune categorie espositive e associazioni feline, l’Himalayano non è una razza a se’ stante, bensì una sottocategoria di persiano e di esotico. Oggi i colori delle focature possono variare dal rosa, al marrone-scuro quasi nero, al nocciola, al grigio. Nel gergo specifico le sue varietà si definiscono: “Seal point” (punte color foca, cioè grigio-scurissimo ), “Red point” ( punte color rosso), “Lilac point” ( punte lilla, una sfumatura di grigio-perla), “Cream point” ( punte color crema), “Blue point” ( punte color blu, cioè tra il grigio e il nero), “ Chocolate point” ( punte color cioccolata, un brown intenso).
Una cosa da dire a beneficio dell’ himalayano, è che il musetto non è sporgente, ma non è nemmeno schiacciato come quello del persiano ipertipico, proprio perché incrociato con il musetto allungato e “a sfinge” del gatto siamese. Ciò fa si che l’himalayano non soffra di eccessiva lacrimazione come per il gatto ipertipico persiano e abbia al contrario, gli occhioni sempre limpidi e sgranati senza scolature di muco, come nel persiano. Aggiungiamo la stazza dell’himalayano: è grosso, a schiena piatta, tozzo con coda corta, più grande ( in genere ) del persiano tradizionale, ma soprattutto più lungo ( rientra tra le razze di gatti più lunghe).
Necessita di molta cura e manutenzione, se così si può dire, non vuole un padrone super impegnato o frettoloso o distratto: Il gatto himalayano va seguito in tutto: nell’alimentazione ( meglio mista, cioè sia secca, che umida, che preparata in casa), nella spazzolatura delicata quotidiana, non è adatto per l’esterno ( come il persiano), non sopporta ne’ il freddo, ne’ il caldo eccessivi. Il nome Himalayano si riferisce al suo aspetto quasi da “orsacchiotto delle nevi”, ma in realtà, come per il persiano è di origine asiatica medio orientale, anche se selezionato in Inghilterra e America, per cui è delicato e sensibile alle forti temperature, nonostante la folta pelliccia. La sua pelle è bianca e delicata, molto elastica, come quella del persiano, il pelo non va mai tagliato, altrimenti ricrescerà brutto e i nodini vanno tolti col pettinino di acciaio, con estrema delicatezza.
Spesso vanno pulite con salviettine imbevute le orecchiette e anche gli occhietti, con un batuffolo di ovatta impregnato di acqua borica o camomilla raffreddata. In alcuni paesi prende il nome di Colorpoint dal pelo lungo, mentre quelli che presentano un manto color cioccolato o lilla sono chiamati, molto spesso, Kashmir. Poi c’è il problema dei boli di pelo, come per i persiani: bisogna dargli da mangiare o leccare la crema di malto ( reperibile in ogni negozio di animali o in farmacia ) che li facilita nell’espulsione delle “palle di pelo” dallo stomaco. Come convincerli a leccare il malto? …C’è un trucchetto: il gatto, animale pulitissimo, non sopporta la di essere sporco.
E’ sufficiente spalmare un po’ di malto su una zampina anteriore, che inizierà a leccarla per pulirsi ,fino a quando non avrà ingerito interamente il malto. Un’altra curiosità: non deve essere “prognato” , cioè non deve avere la mascella sporgente come nel gatto persiano ipertipico, pena squalifica nelle esposizioni. E’ un gatto amabile e dolce, stupendo.

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