bengalaIl primo tentativo di creare un Bengalese risale al 1963, quando il californiano Jean Sudgen decise di far accoppiare un comune gatto domestico con il suo gatto leopardo asiatico allo scopo di creare una razza che preservasse le caratteristiche d’ambedue, senza ottenere alcun risultato considerevole.
Soltanto dieci anni dopo, nel 1973, il Dr. Centerwall decise di effettuare nuovamente l’esperimento, anche se il motivo riguardava alcuni studi sulla leucemia felina, dal quale si ottenne il primo gatto del Bengala.
Data l’eccessivo comportamento selvatico dell’esemplare, si dovette ricorrere ad altre sperimentazioni che richiesero la selezione di razze più miti, come il Mau Egiziano e il Siamese, prima di ottenere un gatto con un carattere mansueto e facilmente addomesticabile.
Nel 1991 il Bengalese venne ufficialmente accreditato come una nuova razza.
Le caratteristiche primarie di questo splendido animale sono una corporatura robusta e nerboruta, definibile in maniera inoppugnabile massiccia e possente nel suo contesto, specialmente negli esemplari maschili piuttosto che nelle femmine; quest’ultime, difatti, hanno un peso massimo che arriva sino ai 6 Kg contro i quasi 9 Kg che caratterizzano i maschi.
La testa appare lievemente più piccola in confronto al resto del corpo e detiene gran parte delle peculiarità del gatto leopardo, come il cranio tondeggiante e il muso leggermente allungato.
Le orecchie sono molto piccole se paragonate a quelle dei comuni gatti domestici, e risultano tondeggianti sulle punte.
Gli occhi sono invece molto ampi, con un taglio leggermente a mandorla, e principalmente di color marrone/ambrato.
La coda si presenta quasi tozza, non eccessivamente lunga e con un apice visibilmente arrotondato.
Gli arti sono custodi di una potenza ed elasticità ineguagliabile, fatto che lo rende agile in maniera a dir poco scenografica.
Il manto del felino è corto, incredibilmente setoso al tatto, e si presenta in svariate sfumature le quali mantengono comunque le caratteristiche macchie di color nero intenso con una lieve dissolvenza al bruno.
Il carattere del gatto del Bengala è estremamente affettuoso e mansueto, infatti accetta tranquillamente e con disinvoltura la presenza di altri simili.
Non bisogna però scordarsi le sue origini selvatiche, le quale restano ancora vive sottoforma di un istinto predatore, cosa che lo porta alla costante esigenza di muoversi, arrampicarsi e doversi spesso creare un obiettivo da “cacciare”; necessita quindi di ampi spazi per potersi sfogare, oltre che ad una serie di oggetti ludici appositamente prodotti per i gatti domestici.
Se si fosse costretti a tenerlo entro le mura di un appartamento resterà comunque doveroso non fargli mancare la possibilità di dar campo al suo dinamismo, esigenza basilare per ogni esemplare di questa razza, quindi in questi casi meno divieti e più pazienza in caso di danni dovuti ad una sua smisurata irruenza.
Il suo nutrimento dovrà essere il più possibile di qualità, soprattutto nell’età dello sviluppo, anche se non dovrà risultare eccessivamente abbondante. Un pasto ben bilanciato in base al peso si dimostrerà la soluzione migliore, dato che anche un lieve sovrappeso risulterebbe una condanna per un gatto di questa razza.
La cura del manto non richiede molti sforzi, essendo come già detto di pelo corto, ma nel periodo della muta è conveniente rimuovere i peli in caduta con l’ausilio di un pettine a denti stretti.
Per quanto riguarda la pulizia degli occhi, precisamente le cavità appena sopra il muso, la tempistica migliore è sicuramente una pulita ogni due settimane. La stessa cosa fare per la spuntatura delle unghie.
Se il felino segue uno stile di vita sano può raggiungere un periodo di vita medio che si aggira attorno ai 15 anni.
Il fascino del Bengalese risiede nella sua arcaica origine selvaggia ed indomabile, fatto che lo rende un animale in grado di avvincere la nostra vita solo con la sua nobile presenza.

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