exoticExotic Shorthair-Per gli amanti dei gatti, il “principe” dei salotti è in assoluto il persiano. Ma non sono tutte rose e fiori: il persiano richiede una grande manutenzione soprattutto per quanto riguarda il foltissimo e lungo mantello, che va spazzolato e pulito tutti i giorni. Gli allevatori americani intorno agli anni ’60 notarono che anche il fisico del persiano è particolare e diverso da tutti gli altri gatti: tozzo, coda corta, muso largo, collo forte, spalle robuste, fronte spiovente e zigomi prevaricanti il naso. Tuttavia il corpo non si notava più di tanto, in quanto ricoperto interamente dall’abbondante pelliccia ricadente. Ogni tanto però, nelle cucciolate accadeva una cosa strana: nasceva un gattino a pelo raso e foltissimo. In definitiva, essendo il persiano una razza “creata” geneticamente dall’uomo, ogni tanto la natura riprendeva il suo corso e comparivano gattini che avevano si la struttura del persiano, ma il pelo raso come il progenitore comune a tutti i gatti, una sorta di soriano. Da questi gattini, denominati all’inglese “Capelli corti” ossia “Shorthair”, nacque addirittura la selezione di una razza a se’ stante, di fatto di persiani a pelo corto, dove era possibile ammirarne tutta la particolare struttura fisica, l’ossatura imponente, l’aspetto massiccio e diciamolo, estremamente simpatico. Gli allevatori avevano così creato una nuova razza di gatti. Ma c’era un altro problema genetico: lo Shorthair, essendo figlio di due persiani, quando si accoppiava con altri shorthair, spesso e volentieri, diciamo pure prevalentemente, dava origini a persiani a pelo un po’ più corto, ma sempre lungo, come se la sua particolarità del pelo raso fosse una mutazione non facilmente trasmissibile. Allora gli allevatori, con infinita pazienza, accoppiarono uno shorthair con un persiano che precedentemente aveva avuto figli a pelo corto e crearono definitivamente una razza “robusta” sotto il profilo genetico: l’ ”Exotic Shorthair” ( gatto esotico, orientale a pelo corto). Dove la definizione “orientale” sta per “persiano”, ossia per gatto di origini iraniane o comunque i cui progenitori arrivarono dall’Asia minore. Secondo un’indiscrezione, gli allevatori americani mescolarono allo shorthair la razza dell’ ”americano a pelo corto”, un gattone pezzato di robuste dimensioni molto rustico, ciò per irrobustire la nuova razza di gatti che si andava creando. Ad ogni buon conto, una volta nati i cuccioli dallo shorthair e dal persiano che aveva in se’ i geni shorthair, ecco che i loro figli venivano fatti incocrociare con altri shorthair, ciò per mantenere intatte le caratteristiche del pelo corto e foltissimo, che gli allevatori cercavano di rendere un gene stabile e duraturo nella razza. Nel 1984 la “Fife” ( che è l’associazione nazionale che definisce le razze di gatti, approvò il primo “exotic shorthair” apparso in un’esposizione come razza ufficiale anche nel territorio italiano. Il pelo di questo gatto, prevalentemente definito “Exotico” più semplicemente, è particolare, perché presenta la tessitura vaporosa e serica del pelo del persiano, però corto. Non è un pelo corto come un qualsiasi gatto soriano, lucente, quello dell’exotic è un pelo che sembra di velluto, leggermente solevato, perché ha un sottopelo come di bambagia sottostante. Il carattere dell’exotic è un po’ meno dormiglione del persiano, lievemente più vivace e giocherellone, anche se l’indole è sempre dolce e affettuosa come il progenitore. C’è una difficoltà. Il parto deve essere assistito, perché i neonati nascono con un cranio molto largo e possono causare problemi alla madre, come spesso accade per le razze di animali create dall’uomo. Fare accoppiare un exotic con un gatto di un’altra razza è estremamente pericoloso, per le conseguenti possibili complicazioni del parto. In definitiva possiamo dire che l’exotic ha l’aspetto dell’orsacchiotto di peluche : occhi grossi e tondi leggermente all’infuori, orecchie piccole, corpo tondeggiante e pelo foltissimo e corto che sembra di ovatta, inoltre è dolce, affettuoso e adatto ai bambini, per la pazienza e la ricerca del continuo contatto con l’uomo.

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